




10 gen 2012 - Rinnovabili e sostenibili
Da un po’ di anni ormai si parla spesso di energie rinnovabili e ne parlano quasi tutti, chi con più e chi con meno competenza in merito. C’è chi è favorevole, chi è contro, chi è scettico, chi è ottimista e, ovviamente, agli estremi ci sono quelli che le combattono e quelli che le difendono ad ogni costo. Ma quello su cui si discute più spesso, tra quelli più favorevoli ovviamente, è quale sia la fonte di energia rinnovabile migliore.
E già perché ce ne sono veramente tante e molto diverse tra loro. Considerate che “solo” dal Sole scaturiscono il fotovoltaico, il solare termico, il solare termodinamico e il solar cooling. Poi esiste l’energia eolica, quella delle maree e delle correnti marine (sebbene ancora poco diffuse ma ci sono) e la “cara vecchia” energia idroelettrica. C’è l’energia geotermica ad alta, media e bassa entalpia. E poi c’è il variegato mondo delle biomasse che va dal più famoso biodiesel al biogas fino ai vari oli di colza e di palma ai residui di lavorazione del legno o del taglio (controllato) dei boschi.
Insomma dopo aver fatto tutto questo elenco mi sorge un dubbio: è necessario scegliere una di questa tecnologie a priori e scartare tutte le altre?
Direi di no e che forse è opportuno tenere conto dell’ambiente che ci circonda e fare una scelta che sia più possibile indirizzata alla sostenibilità. Spiego meglio: fareste mai un impianto fotovoltaico in un bosco o una centrale a biomassa nel deserto? Ovviamente no e la vostra scelta sarà dovuta alla scarsità di luce nel sottobosco e all’assenza di biomassa nel deserto per cui i vostri impianti non sarebbero né efficienti né remunerativi né tantomeno green, infatti l’energia spesa per costruire queste centrali elettriche non sarebbe ricompensata dall’energia che questi stessi impianti sarebbero in grado di produrre in condizioni non ottimali.
Il discorso fatto fin qui porta ad una sola conclusione: la scelta sulla tecnologia da impiegare va fatta in modo che questa sia il più possibile integrata con l’ambiente che la circonda e il più possibile sostenibile.
Il concetto di sostenibilità riferito alle energie rinnovabili è poco intuibile se parliamo di energia solare (ad esempio di fotovoltaico) in quanto di radiazione solare ce n’è sempre in abbondanza ma le cose cambiano se parliamo, ad esempio, di idroelettrico o di biomasse. Quanto della portata di un fiume posso deviare alle condotte idroelettriche senza che il suo ecosistema vanga danneggiato? Quanto legname posso sottrarre al bosco?
La risposta a queste domande è molto meno semplice di quanto ci si possa aspettare ed in genere è riservata agli esperti dei vari settori che dovranno valutare l’impatto ambientale degli impianti su tutti i vari aspetti dell’ecosistema, dallo sfruttamento delle risorse ambientali all’inquinamento di aria, acqua e suolo, ma non per questo è impossibile. Impianti idroelettrici, caldaie a biomasse, centrali geotermiche, campi fotovoltaici ed eolici sono stati realizzati nel passato e se ne realizzeranno ancora perché solo una cosa è certa: di energia ne abbiamo bisogno! E allora meglio che sia verde, distribuita e differenziata sul territorio e il meno impattante possibile. In una parola: sostenibile.